Giudizio Universale: lo spettacolo che Roma attendeva

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Il Giudizio Universale: raramente un evento teatrale ha saputo suscitare una simile aspettativa a Roma; raramente uno spettacolo ha esordito in una cornice tanto propizia, in una stagione tanto perfetta.

Un inaspettato sole serale riscalda ciò che rimane di una giornata umida e grigia, colorando di pallido bronzo il cielo del tramonto. Sulla strada che separa l’Hotel Rinascimento dall’Auditorium della Conciliazione, ogni edificio, ogni cupola ed arcata assume i toni seppia di una vecchia fotografia.

Giudizio universale Hotel Rinascimento

Il breve tragitto si trasforma in una passeggiata dentro una cartolina d’epoca: come il ricordo di una Roma d’altri tempi, resa più silenziosa da un’irreale quiete primaverile e meno affollata dalla pioggia del pomeriggio.

Su Ponte Vittorio Emanuele II, le statue sorvegliano enigmatiche e silenziose il passaggio verso Castel Sant’Angelo, evocando suggestioni degne di un romanzo di Dan Brown.

Manca ancora qualche minuto all’inizio dello spettacolo serale: quel che basta per ammirare gli ultimi raggi di sole aggrappati alla cupola di San Pietro e gli alti lampioni accendersi in Via della Conciliazione. Infine, è ora di varcare le porte dell’Auditorium.

 

 

Uno spettacolo totale che ridefinisce il concetto di immersione multimediale

Recentemente un discreto numero di proposte ha coniugato tecnologie multimediali e arte. Mostre valorizzate da visori per la realtà virtuale, esperienze museali in realtà aumentata, ricostruzioni 3D proiezioni accompagnate da musica. Per quanto riuscite possano essere state tali iniziative, nulla di quanto avete già sperimentato è paragonabile a quello che vi aspetta assistendo a questo spettacolo. Giudizio universale – Michelangelo and the secrets of the Sistine Chapel è un’esperienza che ridefinisce completamente il significato della parola “immersivo”.

Le suggestioni e il livello di coinvolgimento sono paragonabili a quelle di una grande produzione operistica, ma sono sostenute da un apparato scenografico che le rende titaniche, incombenti, totali. Non è necessario indossare un ingombrante visore: l’intero teatro si anima e si trasforma attorno  allo spettatore.

Le proiezioni abbracciano ogni parete, il soffitto, il fondale di scena e diversi strati di quinte, che si sovrappongono e avvolgono come veli attorno agli attori. Notevoli anche gli inserimenti di processi di 3d mapping applicati ad elementi scenografici reali: vengono dosati con intelligenza e buon gusto senza indugiare in alcuna grossolana esagerazione. Attori e ballerini si muovono sul palco e tra le file della platea, abbattendo le pareti invisibili che separano la scena e il pubblico.

Gli affreschi prendono vita; le stelle si accendono sull’ampia volta del teatro; volumi, musica e colori, si formano e di dissolvono su ogni parete. Il Giudizio Universale non è semplicemente uno spettacolo immersivo: è un dolce annegare, una deriva estetica a cui abbandonarsi per 60 incredibili minuti.

Un viaggio nel cuore dell’arte cristiana e nell’anima di Michelangelo

Oltre la spettacolarità scenica del grande sfoggio di effetti speciali, lo spettacolo si lascia apprezzare anche per il suo volto più autenticamente teatrale. I dialoghi sono affidati interamente a voci registrate, sulle quali domina il caldo timbro di Pierfrancesco Favino. Ma lungi dall’impoverire la narrazione, questa scelta di regia non fa che arricchire l’atmosfera introspettiva e contemplativa che domina l’intera rappresentazione.

Di grande effetto le scelte compositive della colonna sonora, alla cui realizzazione ha partecipato anche Sting, autore di uno dei temi musicali.

Lo stesso dicasi delle coreografie, che rimangono un contributo sottile, che non commette mai l’errore di divenire esplicito o preponderante. La grande arte di Michelangelo rimane sempre la protagonista della scena, illuminata dalle emozioni del maestro, vivificate e messe a nudo sul palco dell’Auditorium.

C’è molta passione e molte influenze che ribollono dietro la realizzazione dell’intero spettacolo: c’è qualcosa del dramma storico; c’è la grandiosità dell’opera; il coinvolgimento di grandi produzioni musicali; c’è qualche pennellata di danza e un vago profumo di performance circense. C’è ovviamente tantissima tecnologia, ma al servizio della grande arte che attende, ad appena pochi passi di distanza, sulla volta della vera Cappella Sistina.

Quando andare e perché andare.

Lo spettacolo è al momento calendarizzato fino alla fine di Luglio, sebbene i biglietti siano acquistabili solo per le date fino al 31 Maggio. Vengono messe in scena repliche pomeridiane, serali e matinée, in italiano ed in inglese. Consultando il sito ufficiale si possono reperire tutte le informazioni sugli orari nelle varie giornate e acquistare il proprio biglietto secondo preferenza. Ci si potrebbe chiedere perché indugiare all’interno di un teatro, quando l’opera originale di Michelangelo dista appena pochi passi, in fondo a Via della Conciliazione.

La prima e più ovvia delle risposte è che lo spettacolo è splendido e coinvolgente, indipendentemente dall’argomento trattato: il primo pensiero al riaccendersi delle luci è la voglia di tornare a gustarlo una seconda volta. La speranza è che vengano realizzate più spesso iniziative del genere: che artisti e registi vogliano dedicare la loro creatività alla scoperta e alla valorizzazione della grande arte.

Il secondo motivo è che lo show permette di accedere ad una diversa chiave di lettura sulla poetica dell’artista; ad una prospettiva i soli affreschi per quanto grandiosi non permettono di assumere pienamente; consente di apprezzare retroscena storici, culturali e psicologici che hanno dato vita e forma all’arte. Lo spettacolo è in definitiva un pellegrinaggio sinestetico che suggeriamo a chiunque di intraprendere e godere.